Visite saltate? Cosa può fare una polizza sanitaria famiglia
Non trovarti davanti alla scelta tra aspettare e pagare tutto di tasca propria
Nel 2024 quasi una persona su dieci in Italia ha rinunciato ad almeno una visita o a un esame specialistico di cui aveva bisogno: il 9,9% della popolazione, pari a 5,8 milioni di persone, contro i 4,5 milioni dell’anno prima. Il dato arriva dalla Relazione annuale ISTAT 2025, ripresa da Pagella Politica e dall’agenzia Dire, e non comprende le visite dal dentista. Per capire che cosa significa in casa propria basta un esempio, inventato ma molto comune: un genitore deve fare un controllo prescritto dal medico, la prima data disponibile è lontana, la visita privata costa più del previsto e così la si rimanda, una volta e poi un’altra. Qui trovi che cosa dicono i numeri sulla rinuncia alle cure, perché succede e in che modo una polizza sanitaria famiglia può aiutare a non trovarsi davanti alla scelta tra aspettare e pagare tutto di tasca propria.
Che cosa si intende per rinuncia alle cure?
Secondo ISTAT rinuncia alle cure chi dichiara di aver rinunciato, pur avendone bisogno, a una visita specialistica o a un esame nei dodici mesi precedenti, per i tempi di attesa, per problemi economici o per difficoltà di accesso. Le visite odontoiatriche sono escluse dal conteggio. Il dato viene dall’indagine «Aspetti della vita quotidiana», come ricorda un’analisi pubblicata da Scienza in rete nel 2025. Il confronto nel tempo aiuta a leggere il fenomeno: nel 2019 la quota era del 6,3%, mentre nel 2024 è arrivata al 9,9%. Non si parla quindi di un appuntamento spostato di qualche giorno, ma di prestazioni che la persona riteneva necessarie e che alla fine non ha fatto. In una famiglia può voler dire un accertamento saltato per un figlio, un esame rinviato per un genitore anziano, un controllo che nessuno riesce a fissare. È un rischio che tocca prima la salute e poi il bilancio, perché un problema trascurato oggi può diventare più complicato da gestire domani.
Si rinuncia di più per le liste d'attesa o per i costi?
Oggi pesano di più le liste d’attesa: nel 2024 ha rinunciato per i tempi di attesa il 6,8% della popolazione, per motivi economici il 5,3%, secondo i dati ISTAT riportati da Pagella Politica. Le due cause possono riguardare le stesse persone, per questo la loro somma supera il dato complessivo. A colpire è soprattutto la crescita delle attese: la rinuncia per questo motivo era al 4,5% nel 2023 e al 2,8% nel 2019, come riporta Tgcom24, quindi in cinque anni è più che raddoppiata. Il quadro cambia molto anche da un territorio all’altro. Nel riepilogo della Corte dei conti riportato dal notiziario Aogoi, la Sardegna arriva al 17,2%, mentre la Provincia autonoma di Bolzano si ferma al 5,3%. Al di là delle medie, per chi ha bisogno di una visita il problema si presenta sempre allo stesso modo: se la prima data utile è troppo lontana, restano due strade, pagare privatamente oppure rinunciare.
Quanti pagano di tasca propria?
Sempre di più: il 23,9% delle persone ha pagato per intero l’ultima prestazione specialistica, senza alcun rimborso, contro il 19,9% del 2023 (dati ISTAT riportati da Pagella Politica). La stessa tendenza emerge guardando la spesa complessiva. Secondo il report dell’Osservatorio GIMBE pubblicato nel 2025 sui dati 2023, su 176,1 miliardi di euro di spesa sanitaria totale, 40,6 miliardi sono a carico diretto delle famiglie, cioè il 23%, mentre appena 5,2 miliardi, il 3%, passano attraverso fondi sanitari e assicurazioni. Detto in altro modo, quasi nove euro su dieci della spesa privata escono direttamente dal portafoglio. Nello stesso anno, sempre secondo GIMBE, il 15,7% delle famiglie ha limitato le spese per la salute. Lo stesso report avverte che esistono più fonti istituzionali sulla spesa privata, costruite con metodi diversi, e che le cifre possono cambiare parecchio da una all’altra: vanno lette come ordini di grandezza.
Polizza sanitaria famiglia: in che modo può aiutare?
Una polizza sanitaria può rimborsare oppure pagare direttamente le visite, gli esami e le altre prestazioni previste dal contratto, entro i limiti stabiliti; la copertura infortuni riconosce invece un indennizzo, cioè una somma di denaro, quando il danno deriva da un infortunio. Qualche parola va chiarita. Il premio è quanto si paga alla compagnia per essere assicurati. Il massimale è la cifra massima che la compagnia può pagare. L’infortunio, secondo il glossario IVASS, è un evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna che provoca lesioni fisiche oggettivamente constatabili: una caduta, un incidente, non una malattia. Per una famiglia, avere una copertura di questo tipo può significare che la visita privata che si sarebbe rinviata per il costo rientri tra le spese rimborsabili, se il contratto la prevede, oppure che dopo un infortunio arrivi un sostegno economico. La polizza non prende il posto del Servizio sanitario nazionale: si affianca al pubblico e opera solo nei casi e nei limiti scritti nelle condizioni.
Perché garanzie, esclusioni e costi dipendono dal singolo contratto, e solo leggendo le condizioni con chi le conosce si capisce che cosa una polizza copre davvero e che cosa no. Due coperture che sembrano simili possono comportarsi in modo molto diverso al momento del bisogno. Prima di scegliere conviene chiarire alcune cose: quante persone vanno assicurate e di che età sono, quali prestazioni la famiglia usa più spesso, se qualcuno ha già una copertura sanitaria tramite il lavoro, quanto si è disposti a spendere ogni anno. R&T Assicurazioni lavora come intermediario: il suo compito è ascoltare queste esigenze, spiegare le condizioni in parole semplici e costruire un preventivo su misura, invece di proporre una soluzione uguale per tutti. Se in casa vi è capitato di rimandare una visita per l’attesa o per il prezzo, è un buon momento per parlarne: puoi chiedere a R&T una consulenza personalizzata e valutare con calma, numeri alla mano, se e come una copertura può servire alla tua famiglia.